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Carissimi fratelli e sorelle, affrontiamo ora una catechesi che potremmo ritenere fondamentale: la Parola di Dio e sulla funzione della Parola di Dio sia nella nostra vita che nella preghiera di lode. Per affrontare bene questo argomento dobbiamo, innanzitutto, disporci con un spirito profondo di riflessione e di discernimento perché questo è l’atteggiamento giusto per accostarsi a questa meraviglia, a questa opera di Dio, a questa sua grazia, a questo suo dono che è la sua Parola.

La bellezza della preghiera di lode è data anche da tutta la sua ricchezza, che contempla, ammette e ingloba in sé la Parola di Dio.

Il nostro fondatore Padre Pancrazio ad un certo punto del nostro cammino, sia come fraternità che come gruppi Ancilla Domini, osservando la nostra preghiera di lode, ha ritenuto necessario sottolineare l’importanza di una riflessione seria sulla Parola di Dio inserendo il Vangelo della domenica.

Perché questo? Perché aveva constatato, nei nostri gruppi e nella nostra fraternità, nelle nostre preghiere di lode, un abuso o, ancora peggio, una superficialità nell’accostarci alla Parola di Dio. La Parola di Dio può diventare una fra le tante parole. Una Parola accanto alle altre. Come io elevo la mia voce a Dio in una preghiera così elevo, leggo la Parola a Dio. Ma evidentemente non sono la stessa cosa!! Non hanno la stessa radice! E se anche hanno lo stesso fondamento, la stessa ispirazione che è lo Spirito Santo, esse però non hanno la stessa forza, la stessa efficacia. La mia preghiera si basa sulla mia fede, la Parola di Dio, ci dice l’apostolo, è viva ed efficace di per sé. Non si basa solo sulla mia fede, agisce in me in base alla mia fede. Viviamo in un mondo che è stracarico di parole, c’è proprio un reale abuso di parole, però ci sono delle parole che non sono uguali alle altre. Queste parole sono le parole che Dio dice.

L’evangelista Giovanni al capitolo 3,34 del suo vangelo ci dice che Gesù, che è la Parola di Dio, il Suo Verbo, ci ha trasmesso le Parole di Dio, ci ha trasmesso quelle Parole che Dio vuole dare a noi per guidarci. Abbiamo detto, riguardo alla preghiera di lode, che la nostra vita deve essere plasmata dalla nostra preghiera, non semplicemente la nostra preghiera plasmata dalla nostra vita. È la preghiera che deve modellare la mia vita, i miei atteggiamenti, il mio comportamento, il mio essere uomo. È la preghiera che deve farmi, che deve plasmarmi. La cristificazione, quindi la santità, l’essere immagine di Dio, si raggiunge se la preghiera modella la mia vita, altrimenti io mi modellerò e vorrò modellarmi solo su idee, idee umane. E chi è Dio non me lo dicono i libri, non me lo dicono i giornali, non me lo dice la mia idea: chi è Dio me lo dice la Parola di Dio. Lui lì si è rivelato! Per Parola di Dio intenderò dire in questa catechesi esplicitamente la Sacra Scrittura.

Prendiamo come primo pass di riferimento la Lettera agli Ebrei 4,12-13: Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto” . L’autore della lettera agli Ebrei dice che la Parola di Dio è viva ed è efficace.

È viva! Una cosa che è viva è una cosa che si muove, è una cosa che si esprime, che comunica, è una cosa che non è ferma. Una cosa che è viva è una cosa che anche trasmette, risponde.

Ancora: efficace. Nel mondo, nel lavoro parliamo di rendimento e di efficienza. Ci impegniamo perché le nostre azioni siano efficaci. Bene! Abbiamo tra le nostre mani una Parola che rende ed è efficace sempre. Che la Parola sia sempre efficace significa che essa agisce efficacemente nella mia vita, nel mio momento, nel momento in cui io la sto leggendo, in cui io la sto meditando.

E’ più tagliente di ogni spada a doppio taglio, essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito. Cosa significa? Significa che letteralmente ci mette a nudo. Come dirà dopo l’apostolo, la Parola ci aiuta a discernere, ci aiuta a separare quello che è il moto dell’anima da quello che è il moto dello spirito. La Parola ci illumina da quella che è la voce di Dio che ci guida da quello che è il nostro desiderio, la nostra idea, il nostro pensiero, ci aiuta a discernere, diventa guida, se io mi accosto alla Parola di Dio.

Comprendiamo che accostarsi alla Parola di Dio non può essere un’eccezione. Una cosa che io faccio una volta a settimana è una buona abitudine ma rimane un’eccezione nella mia quotidianità. Invece, accostarsi alla Parola di Dio e vivere la preghiera di lode devono diventare degli stili di vita per noi. Perché la Parola di Dio modelli la mia vita, devo meditarla ogni giorno. Ogni giorno la Parola di Dio deve guidare la mia vita. Approfondiamo ancora prendendo in esame un altro passo: la prima Lettera ai Tessalonicesi 2,13: “Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti”. La Parola di Dio non è una parola di uomini, non è parola di uomini. È stata scritta, detta da uomini ma non è parola di uomini. È una parola che agisce, che opera in voi credenti, dice l’apostolo Paolo. In noi credenti, cioè in noi che crediamo.

A questo livello subentra la nostra fede. La Parola di Dio che è viva, efficace, carica della sua forza, della sua potenza, che agisce anche quando noi non ne siamo consapevoli, essa agisce potentemente nella nostra vita nel momento in cui noi impariamo a credere. La fede sappiamo che è un dono, una virtù, una virtù teologale e come virtù è anche esercizio. Se io non faccio esercizio quotidiano di fede con la Parola di Dio come potrò crescere, come potrò maturare. Se un calciatore deve affrontare una partita importante o un atleta una corsa importante e si allena una volta alla settimana vi posso assicurare che il suo rendimento sarà non buono. Ma se si allena ogni giorno il suo rendimento sarà decisamente più grande e migliore perché il suo allenamento avrà forgiato il suo corpo per vincere quella corsa, per combattere adeguatamente quella battaglia. Così è per noi.

Prendiamo il Libro del profeta Isaia, siamo nell’Antico Testamento, cap. 55,10-11: “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”.

Questa Parola di Dio che Dio dona irriga la terra, la feconda, la fa germogliare perché ci siano frutti. Ci sia pane, dice il profeta. Il pane è simbolo del cibo, del nutrimento fondamentale. Di ciò che ci mantiene in vita. Così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto. È una promessa di Dio questa. Senza aver operato ciò che desidero questa è una Parola che dovrebbe confortarci. Quante volte non sappiamo cosa fare, che scelta prendere nella nostra vita. Quante volte siamo in dubbio su come agire, quante volte siamo confusi e non sappiamo discernere nei nostri pensieri, con la nostra mente su quello che sentiamo nel nostro cuore, sui nostri sentimenti, le nostre emozioni. Comprendiamo invece che la Parola di Dio è una Parola che ci dice quello che Dio desidera, e che ci è data proprio per questo. Essa opera ciò che Lui desidera. Allora comprendiamo quanto è importante l’accostarci quotidianamente a questa Parola. E non parlo solo di una lettura della Parola che sia ispirata, che sia per così dire carismatica.

La missione della Parola è proprio farci compiere la volontà di Dio ed è, per questo, per noi indispensabile. Ancora, vogliamo prendere come ultimo passo: la prima Lettera di Pietro 1,22-25. L’apostolo dice: “Dopo aver purificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri”.

Qualcuno potrebbe obiettare: è un bel programma ma è arduo, difficile da realizzare. Pensiamo agli screzi, quelle incomprensioni, quelle divisioni che si creano all’interno di un gruppo, all’interno di una famiglia. “Amatevi intensamente, dice l’apostolo, di vero cuore, cioè senza ipocrisia dirà altrove, gli uni gli altri, rigenerati cioè plasmati, rigenerati significa rinati, rifatti. Non da un seme corruttibile: un seme corruttibile è un seme che passa, che appunto si disfa, non è eterno. Ma incorruttibile. Qual’è questo seme incorruttibile? Per mezzo della parola di Dio viva ed eterna. È la parola di Dio che allora comprendiamo che costruisce l’unità, che ci aiuta a vivere l’amore. È la parola di Dio, insieme a quella preghiera costante, che crea l’unità, che ci rigenera. Quindi, non è solo una questione di mente. Quando ci accostiamo alla Parola, dobbiamo comprendere che la nostra relazione con la Parola non è solo legata a ciò che capisco del testo perché il mio approccio alla Parola deve essere innanzitutto un approccio di fede. Mentre leggo e medito Dio agisce, agisce dentro di me. È un qualcosa che letteralmente plasma la mia vita. Quella Parola è la Parola che Dio ha detto e per cui il mondo è stato creato. È la Parola che all’inizio dei tempi, al principio, creò l’universo. È quella stessa Parola che adesso a me è donata, e che vuole ricreare, rigenerare me.

Perché ogni carne è come l’erba e tutta la sua gloria come un fiore di campo. L’erba inaridisce, i fiori cadono, ma la parola del Signore rimane in eterno. E questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato”. Anche l’apostolo Pietro, ribadisce che questa Parola è viva ed eterna. Essa è stabile.

Se il fondamento primo della preghiera di lode è l’ascolto, ancora la Parola di Dio ci unisce, ci rende uno. Allora le ultime sottolineature voglio farle solo riguardo quelli che sono alcuni pericoli.

Innanzitutto il pericolo dell’abuso della Parola di Dio. Questo rischio è legato all’apertura carismatica della Parola. Sia nella mia preghiera personale che in quella comunitaria la Parola non deve diventare una sfera di cristallo.

E ancora, un abuso che può accadere durante la preghiera di lode è che ne siano lette troppe. Dobbiamo stare attenti perché questo eccesso di parole non crei distrazione e non crei antagonismo, una rivalità, questo è importante. Inoltre, il rischio è che non si preghi e rifletta più su una Parola che unisce ma su tante Parole che rischiano di chiudermi al mio momento e alla mia preghiera.

E ancora, attenzione all’orgoglio. La Parola di Dio è per l’edificazione vicendevole, è per la crescita di tutti, ed è qualcosa che vive ed è efficace innanzitutto per me. Quindi la Parola di Dio che io leggo, non è per l’altro, è per me. Non richiama alla conversione l’altro che è di fronte a me, ma innanzitutto richiama la mia conversione, richiama la mia fede, la mia attenzione.

Un altro pericolo è la superficialità. Leggere la Parola di Dio anche quotidianamente accostandoci in maniera superficiale, cioè leggendola così come si legge un articolo di giornale senza pesare quelle parole.

Ad ogni preghiera di lode come ad ogni incontro o ritiro, non portare la Parola di Dio è come andare a scuola senza il libro. Il cristiano è colui che dovrebbe camminare con la Parola di Dio sotto braccio.

Soprattutto quando partecipiamo ai gruppi di preghiera, anche se sappiamo che dobbiamo meditare la Parola del Vangelo della domenica dopo, non limitiamoci al messalino, non limitiamoci al foglietto che il responsabile mi passa perché io non porto la Parola. Impariamo a portare la Bibbia perché serve alla mia edificazione. Dio deve parlarmi.

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